Radiodays Europe 2024: la sfida del pubblico giovane può essere vinta

(11 aprile 2024) Dopo aver riassunto, in un precedente articolo, alcuni tra gli interventi al “Radiodays Europe” dello scorso marzo, a Monaco di Baviera, aventi come tema l’AI in radio, stavolta riportiamo alcuni contributi scelti su un differente, ma non meno interessante, argomento, tra i molti che si sono potuti seguire durante la manifestazione: la sfida per la radiofonia nel conquistare il pubblico più giovane.

La grande sfida dei più piccoli

Un argomento molto partecipato è stato quello, certamente strategico, della capacità della radiofonia di relazionarsi con il pubblico più giovane, quello che rappresenta il futuro del mezzo.

Francis Currie, consulente editoriale, ha aperto una sessione sottolineando la tendenza al calo dell’interesse radiofonico tra la  generazione dei giovanissimi, nati dopo il 2010; un declino negativo, anche perché l’ascolto della radio, per come hanno confermato molti studi, sollecita l’area dell’immaginazione in un bambino.

Gli ha fatto eco Adam Woodgate, vice presidente di Media Insights, il quale ha ricordato che, nonostante i cambiamenti indotti dai media digitali, le giornate dei bambini seguono ritmi tradizionali, con 4 o 5 ore libere al giorno, durante le quali essi cercano motivi di intrattenimento.

Oggi ciò avviene principalmente attraverso gli smartphone e ciò può rappresentare un’ottima opportunità per i servizi basati sul suono, quale forma di coinvolgimento non escludente altre attività ludiche e alternativa al video, che, invece, catalizza totalmente tempo e attenzione.

La scommessa per la radio è quindi quella di vincere la concorrenza con le altre opzioni di intrattenimento presenti sugli smartphone, offrendo contenuti che soddisfino gli interessi del pubblico, anche il più giovane.

La produzione orientata ai giovanissimi non va solo inquadrata nel contesto di guadagni economici immediati , ma deve traguardare un orizzonte più lontano, coltivando gli ascoltatori radiofonici di domani.

Bambini e famiglie

Che ciò sia possibile lo ha dimostrato Alexandra Daskalopoulos, fondatrice e CEO di Frontstage Entertainment, che ha lanciato la stazione radiofonica per bambini KidsRadio+, andando ad occupare uno spazio interessante del mercato, tanto da generare profitto sin dal primo anno di attività.

L’obiettivo principale di KidsRadio+ è quello di creare un ambiente divertente ed educativo, lontano dagli schermi digitali, offrendo una vasta gamma di musica originale e di alta qualità, oltre che materiale divertente, ma educativo, per tutta la famiglia.

Il programma musicale di Kidsradio.com si basa su un repertorio accuratamente selezionato di canzoni per bambini e per la famiglia, ed è pensato per accompagnare i suoi ascoltatori in ogni momento della giornata. La fruizione può avvenire individualmente, o in compagnia degli adulti.

Completano il progetto i prodotti sonori correlati. per esempio la sezione “Interviste Agli Animali”, anche scaricabile e ascoltabile in viaggio, al pari di “Paramythia”, con fiabe classiche e moderne accuratamente selezionate, in greco ed in inglese, sonorizzate con musica originale.

Non manca il vero e proprio educational, con le produzioni “Learn & Play” , dove ci sono originali suggerimenti didattici e di intrattenimento per gli ascoltatori piccoli e grandi.

Questo caso di successo dimostra che i bambini sono potenzialmente ricettivi nei confronti della radio, hanno solo bisogno di occasioni giuste per familiarizzare con il mezzo. 

Radio 1 parla alla Gen Z

Aled Haydn Jones, responsabile di BBC Radio 1, ha parlato delle strategie adottate per farsi ascoltare dalla cosiddetta Gen Z, la generazione di chi è nato tra il 1995 e il 2010; un gruppo demografico che tende a sfuggire ai media tradizionali, anche perché, essendo nativo digitale, ha una costante aspettativa di contenuti personalizzati e su misura.

Una prima strategia di Radio 1 è quella di ospitare eventi con personaggi che attirano il pubblico giovane. Oltre agli ospiti famosi è necessario mettere in atto dei progetti creativi, davvero originali, preferibilmente in diretta.

Poi l’emittente apre spesso i suoi microfoni, dando voce in onda alla Gen Z e affidando alcune fasce orarie a giovani presentatori emergenti; ciò detto, non necessariamente i presentatori devono essere giovani, ma è fondamentale che essi siano siano in sintonia con la Gen Z e che abbiano capacità di adattarsi e di innovare.

Una strategia analoga è stata proposta da York Strempel della berlinese 98.8 KISS FM; egli ritiene che l’approccio utile sia quello di trovare nuovi giovani talenti ai quali affidare i programmi radiofonici. In un mercato ricco di contenuti sui social media, a volte i creator online possono diventare ottimi conduttori radiofonici. 

L’obiettivo è quello di abbattere ogni barriera preconcetta tra la radio e i giovani. Ovviamente per rivolgersi davvero alle generazioni più giovani è necessario cambiare le consuete modalità di produzione dei contenuti, magari accettando anche diverse procedure aziendali.

8 secondi per conquistarli

In pratica, “il pubblico giovane non vuole sentirsi solo ‘spettatore’, ma chiede di essere ‘incluso’ nella comunicazione”: questa è la tesi che ha avanzato Emily Copeland, consulente in media ed intrattenimento per i giovani.

Oltre l’80% delle persone fino a 16 anni preferisce i servizi di streaming e on-demand rispetto alla radio; questo dipende anche dal fatto che, dicono alcuni studi,  la capacità di attenzione dei giovani è ormai scesa a circa 8 secondi (TikTok docet), un tempo davvero troppo limitato per entrare in sintonia con la proposta di una radio.

Dunque Copeland sostiene  che sia necessario rivoluzionare il modo in cui la radio si presenta. Lo dice forte della sua diretta esperienza presso una casa discografica australiana di musica hip hop e R&B.

Una soluzione è quella di produrre contenuti multipiattaforma così da declinare un singolo prodotto radiofonico in una pluralità di contesti. La produzione del programma radiofonico, per Copeland, deve spostarsi in uno studio di tipo televisivo, dando vita a programmi radiofonici, per esempio di due ore ciascuno, che contestualmente, generino un videopodcast e svariate clip da distribuire tramite i social media.

In totale, ogni due ore di radio, vengono prodotte complessivamente tre ore circa di contenuti diversificati, per piattaforme alternative; l’approccio multipiattaforma consente al programma radio, anche inteso come ‘brand’, di raggiungere diversi target, tra i quali rientrano le generazioni più giovani, andando a proporsi là dove esse si trovano.

Nuove strategie, nuovi ascoltatori

Pensare ai giovani equivale a preoccuparsi del futuro del mezzo, quindi si giunge al tema dello sviluppo della radio come impresa. 

Guy Fränkel, direttore di Rock Antenne, ha sostenuto che “oltre all’intelligenza artificiale, una sfida importante è quella di sviluppare ulteriormente la radio lineare e di saper mantenere l’attenzione del pubblico su di essa. I contenuti on-demand hanno già conquistato un ampio mercato, ma la radio lineare non deve rinunciare ad essere attraente anche per i giovani; questo pensando, tra l’altro, che trascorrere troppo tempo davanti ad un piccolo schermo digitale è dannoso per i più giovani. La sfida implica una strategia, anche di innovazione tecnologica”. 

Cilla Benkö, direttrice di Sveriges Radio, si è detta d’accordo con questa tesi, consigliando di lavorare a stretto contatto con le persone che sviluppano la tecnologia e che, poi, è importante spiegare ogni innovazione tecnologica ai dipendenti, così che possano sfruttarla al meglio.

Non è primariamente una questione di soldi, dal momento che i creatori di contenuti radiofonici sono in genere bravi a produrre molto senza aver bisogno di grandi budget, però la loro fatica va ottimizzata e supportata. 

Matthias Pfaff di Regiocast (una società  che opera in tutta la Germania e che detiene quote di partecipazione in una dozzina di emittenti) ha concluso sostenendo quanto sia importante motivare i dipendenti affinché mantengano una tensione positiva rispetto al fatto di lavorare in radio. 

Un’altra strategia emergente è quella adottata dalle stazioni radio locali che tendono, in vari mercati, ad aggregarsi, sviluppando una maggiore collaborazione, così da far fronte comune alle necessità imposte dal tenere il passo coi tempi.

In conclusione di sessione è scaturita la domanda “come sarà la radio tra cinque anni?”. 

La risposta è venuta da una considerazione tanto semplice, quanto evidente: in svariati Paesi è già in corso un grande cambiamento, con la radio che è sempre più integrata nei contesti della mobilità e del crossmediale. (AR)

Nella terza e ultima parte del nostro report dai RDE24 parleremo, quindi, della radio in mobilità e, particolarmente, a bordo degli autoveicoli.

Vedi anche:

Radiodays Europe 2024: l’AI al centro del dibattito

Edizione speciale dei Marconi Days dedicata al 150° della nascita di Guglielmo Marconi

A Milano il 13 Febbraio, il World Radio Day