La Tv del futuro è anche lineare

 

(20 ottobre 2023) “La televisione del futuro” è il titolo di un volume edito da Il Mulino e dalla Fondazione Astrid, uscito in libreria la scorsa estate; parliamo di un testo di oltre 600 pagine, realizzato da 4 curatori, con 3 supervisori scientifici e una ventina di autorevoli autori.

Obiettivo del saggio è quello di interrogarsi sul futuro della tv a partire dalle tumultuose trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali in atto, nel quadro di più ampie dinamiche di ordine politico-culturale anch’esse oggetto di analisi.

A voler riassumere in poche battute la prima e seconda parte del libro, curate da Vincenzo Lobianco, Antonio Perrucci e Augusto Preta, si potrebbe dire che esse dicono due cose.

La prima è che il mercato dell’audiovisivo, anche nel nostro Paese, è entrato da qualche anno in una fase di inarrestabile e irreversibile switch tecnologico che metterà in discussione, medio-tempore, l’esistenza delle due piattaforme fino a pochi anni fa indiscusse protagoniste del panorama televisivo italiano.

La seconda si focalizza sullo switch in questione e afferma che esso è trainato da dinamiche di mercato molto chiare i cui attori – dotati di una capacità di investimento senza eguali e di economie di scala inarrivabili – sono i grandi signori globali dello streaming. Al loro fianco, apparentemente impegnati a giocare una partita diversa, i grandi protagonisti delle piattaforme social (Facebook, Twitter, Instagram, TikTok) a vario titolo ed intensità capaci di candidarsi al governo dell’informazione e della comunicazione disintermediata.

L’altra metà del volume è pure strutturata in una parte terza e una parte quarta curate da Fernando Bruno, con l’essenziale contributo di Francesco Siliato ed altri autori, che si pongono quale “controcanto”, riflettendo sui molteplici fattori critici della transizione.

 

La tv lineare è destinata a restare

Un punto cardine di questa sezione è la tesi per cui il processo di switch tecnologico sarà meno lineare di quanto abitualmente viene descritto e più complesso e lungo di quanto comunemente si pensi; cioè la tv tradizionale, dunque nazionale e locale, diffusa tramite piattaforma DTT, se pure nelle sue versioni tecnologiche più aggiornate, giocherà ancora un suo ruolo.

Inoltre il saggio, a questo punto, sollecita attenzione agli effetti sociali di un tale processo tecnologico, considerando il rischio di marginalizzazione per le fasce culturalmente ed economicamente fragili, ma anche in relazione ai processi di concentrazione che ne derivano, con la comunicazione digitale in mano a pochi ‘signori dello streaming’.

Per questo motivo il testo si sofferma, nelle pagine seguenti, sul tema delle necessarie contromisure regolamentari da adottare nei confronti delle piattaforme digitali e dei social network globali e sulla definizione di una reazione adeguata rispetto a questi processi, per contrastarne, e se possibile invertirne, il senso di marcia. (AR)

 

Vedi anche

Presentata la prima ricerca sulla Media Attention Economy. Tra tutti i canali di comunicazione, Tv e Radio vantano risultati competitivi.

I nuovi media crescono, ma radio e tv lineari sono ancora leader. I risultati di una ricerca in Belgio.

Gli 8 temi clou del futuro Tv ad IBC2023