La posizione di AERANTI-CORALLO relativamente alla Proposta di legge regionale piemontese sulla comunicazione

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Cs  4/2007 del 23 febbraio

 

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LA POSIZIONE DI AERANTI-CORALLO RELATIVAMENTE ALLA PROPOSTA DI LEGGE  REGIONALE PIEMONTESE SULLA COMUNICAZIONE

La recente proposta di legge regionale sulla comunicazione emanata dalla Giunta regionale del Piemonte rende necessario riaffermare,  ancora una volta, il ruolo dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sul territorio.

Nel sistema misto pubblico-privato, nazionale-locale, commerciale-comunitario, l’emittenza locale soddisfa un interesse collettivo, in virtù dello stretto legame che la stessa ha con il territorio ove opera e con la capacità di radio e televisioni locali di fare informazione e di fungere da cerniera anche con le realtà più piccole e decentrate del nostro Paese.

L’emittenza locale ha, nel corso degli anni, maturato un rapporto fiduciario con il proprio pubblico e per molte persone rappresenta il principale mezzo di informazione e di conoscenza dei fatti avvenuti in ambito locale. L’emittenza locale funge inoltre, in talune occasioni, da interfaccia diretta tra le Pubbliche amministrazioni locali e i cittadini, informando gli stessi e portando agli amministratori pubblici le loro istanze.

Per questo AERANTI-CORALLO ritiene che la previsione di contratti di servizio tra le regioni e la RAI contenuta nel testo unico della radiotelevisione    sia contraddittoria con il contesto normativo in materia e svilisca il ruolo dell’emittenza locale.

A parere di AERANTI-CORALLO dovrebbe essere quindi soppressa tale possibilità di stipulare contratti di servizio regionali; allo stesso tempo è importante che la concessionaria pubblica rispetti rigorosamente i seguenti obblighi in materia di programmazione:

■  obbligo  di non differenziare la pubblicità (né in tecnica analogica, né in tecnica digitale), di cui all’art38, comma 8 nel testo Unico delle radiotelevisione;

■  obbligo di non diffondere i programmi dati in tecnica digitale di cui all’art.2 bis comma7, lettera e della legge n.66/2001;

■  obbligo di non differenziare i programmi (né in tecnica analogica, né in tecnica digitale), salvo nei casi previsti dalla normativa e dal contratto di servizio nazionale.

Inoltre è indispensabile il rigoroso rispetto delle norme che vietano alle Amministrazioni Pubbliche, agli Enti Pubblici (come Regioni, Province e Comuni), anche economici e alle società a prevalente partecipazione pubblica di essere direttamente o indirettamente titolari di provvedimenti abilitativi  per lo svolgimento della radiodiffusione televisiva  in tecnica analogica , ovvero lo svolgimento delle attività di operatore di rete o di fornitore di contenuti in tecnica digitale.

 

Avv. Marco Rossignoli

coordinatore Aeranti-Corallo

 

 

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