Indennizzi frequenze tv: il Tar Lazio annulla l’art. 3 comma 11 del DM 27 novembre 2020

 

(3 aprile 2024)    Con sentenze depositate in data 27 marzo 2024 il TAR per il Lazio, sezione Quarta Ter ha annullato l’art. 3, comma 11 del Decreto Interministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Economia e delle Finanze in data 27 novembre 2020 (cosiddetto “Decreto Indennizzi”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 15 del 20 gennaio 2021.

Tale art. 3, comma 11 (oggetto di annullamento) stabilisce che “nel caso in cui in una provincia sia presente un solo operatore titolare di diritto d’uso limitato, esercito con più impianti, ai fini della quantificazione del relativo indennizzo verrà considerata la popolazione residente nei comuni nei quali sono situati gli impianti. Nel caso di collocazione di più impianti nello stesso comune la popolazione di detto comune sarà calcolata una sola volta”.

Nella motivazione della sentenza si legge, tra l’altro: “…ritiene il Collegio che sussista il lamentato vizio di eccesso di potere, per contraddittorietà intrinseca e manifesta irragionevolezza, dell’art. 3, co. 11, del DM 27/11/2020, che, nello stabilire un diverso criterio di determinazione degli indennizzi per il rilascio volontario delle frequenze d’uso da parte delle emittenti titolari di un diritto d’uso limitato, realizza un’indebita disparità di trattamento con gli operatori privi di tale limitazione”

E ancora: “Occorre evidenziare che nelle premesse del decreto interministeriale in esame, l’Amministrazione ha indicato i criteri seguiti nella determinazione dell’indennizzo facendo esplicito riferimento alla necessità di:
– «dover quantificare l’indennizzo da riconoscere agli operatori di rete locali in base alla popolazione residente nelle province oggetto di ciascun diritto d’uso»;
– «di dover indennizzare operatori che, servendo territori ortograficamente complessi, hanno dovuto realizzare reti costituite da un numero elevato di impianti, affrontando, rispetto ad altri operatori, costi maggiori a parità di popolazione servita»;
– «tenere conto sia della popolazione residente nelle province oggetto del diritto d’uso che del numero di impianti legittimamente eserciti operanti sulla frequenza da rilasciare oggetto del diritto d’uso».
Dall’esame di tali premesse, dunque, si evince il principio, di ordine generale, in base al quale la misura dell’indennizzo dovrebbe essere calcolata tenendo in considerazione la popolazione residente nelle province oggetto dei diritti d’uso e gli eventuali maggiori costi sostenuti dagli operatori che hanno realizzato più impianti, a parità di popolazione servita.
Tale principio trova conferma nell’art. 13, comma 9 («Nel caso di diritto d’uso con uso esclusivo della frequenza su tutto il territorio di una o più province (c.d. diritto d’uso completo), ai fini della quantificazione del relativo indennizzo, verrà considerato il valore della popolazione residente, di cui al precedente comma 5, nelle province oggetto del diritto d’uso») e 10 («Nel caso in cui sulla medesima provincia e sulla medesima frequenza siano presenti più operatori di rete titolari di diritto d’uso o di autorizzazione temporanea, ovvero nel caso di titolo autorizzatorio limitato ad un territorio non coincidente con quello delle circoscrizioni amministrative (c.d. diritto d’uso limitato), il calcolo della popolazione ai fini della quantificazione del relativo indennizzo, sarà effettuato dividendo il numero totale degli abitanti di tale provincia fra tutti gli operatori di rete titolari di diritto d’uso o di autorizzazione temporanea presenti sulla medesima frequenza»), ove il dato della popolazione residente nella provincia assume rilievo centrale ai fini della quantificazione dell’indennizzo.
Tale criterio di determinazione viene tuttavia derogato dal successivo comma 11, in base al quale «nel caso in cui in una provincia sia presente un solo operatore titolare di diritto d’uso limitato, esercito con più impianti, ai fini della quantificazione del relativo indennizzo verrà considerata la popolazione residente nei comuni nei quali sono situati gli impianti».
Il comma in esame, dunque, contempla un criterio completamente avulso dal sistema tratteggiato dal decreto, che nelle petizioni di principio sembra riconoscere assoluta rilevanza alla popolazione residente nella provincia, con conseguente contraddittorietà intrinseca in parte qua del decreto impugnato.
L’irragionevolezza della disposizione emerge in modo ancor più evidente se si considera l’evidente disparità di trattamento che deriva dall’applicazione dei sui indicati criteri di determinazione dell’indennizzo: un operatore con diritto d’uso completo sulla provincia, anche se titolare di un impianto con una limitata area di copertura del segnale, riceve un trattamento più favorevole rispetto a un’emittente titolare di diritto d’uso limitato, ma dotata di impianti con un’area di copertura più estesa del primo”.

Le sentenze di cui sopra sono immediatamente esecutive per legge.

Il MIMIT può, comunque, impugnare le stesse in appello davanti il Consiglio di Stato.

In tale ipotesi sarà quest’ultimo a decidere i giudizi in via definitiva. (FC)

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