Il futuro della Tv, tra DTT e IPTV

 

(3 gennaio 2025)   Il panorama televisivo sta attraversando una transizione significativa, avendo implementato la distribuzione terrestre digitale (DTT) con la televisione su protocollo Internet (IPTV).

Sebbene l’IPTV offra indubbi vantaggi, la transizione richiede una gestione attenta e ponderata, riconoscendo i vantaggi intrinseci della DTT, accanto alla validità di un approccio ibrido DTT/IPTV.

Uno dei principali punti di forza della DTT è la sua accessibilità universale. La DTT offre un servizio televisivo gratuito e facilmente accessibile a un’ampia gamma di utenti, indipendentemente dalla loro posizione geografica o dalla loro situazione socioeconomica. Questa accessibilità è particolarmente importante per i gruppi vulnerabili, come gli anziani e le persone con disabilità, che potrebbero avere difficoltà ad accedere o permettersi servizi televisivi basati su Internet.

Inoltre, la DTT si distingue per la sua affidabilità e robustezza. Le reti di trasmissione terrestri sono generalmente meno suscettibili a interruzioni e problemi di connettività rispetto alle reti Internet, garantendo un’esperienza di visione stabile e coerente.

Questa affidabilità è particolarmente apprezzata dagli utenti che dipendono dalla televisione per informazioni essenziali, come notizie e avvisi di emergenza. Tuttavia, l’IPTV offre una serie di vantaggi che ne stanno guidando la crescita, tra cui una maggiore flessibilità e una scelta più ampia di contenuti.

Gli utenti IPTV possono accedere a una vasta gamma di canali e servizi on-demand, personalizzando la loro esperienza di visione in base alle proprie preferenze. La natura interattiva dell’IPTV consente inoltre funzionalità avanzate, come la guida elettronica dei programmi (EPG) interattiva e la possibilità di mettere in pausa, riavvolgere e registrare i programmi.

Una scenario da analizzare

Per indagare in modo oggettivo e ordinato questo complesso scenario, è stato realizzato un interessante studio, su scala globale, chiamato “Future of TV Distribution”, commissionato dal Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport (DCMS) del Regno Unito, in seno al suo programma di ricerca e sviluppo scientifico. La ricerca è stata affidata ad un team guidato dall’Università di Exeter, in collaborazione con l’Università di Leeds. Al progetto hanno partecipato anche consulenti del settore come MTM, 3 Reasons, Real Wireless e Cartesian.

Il rapporto è stato completato e consegnato al DCMS lo scorso ottobre e i temi trattati, oltre che le metodologie di analisi adottate, ne fanno un documento di indubbio interesse. Il rapporto non rappresenta opinioni ‘di parte’ o riguarda politiche del governo britannico, ma è stato sviluppato e prodotto esclusivamente in base alle ipotesi e ai metodi del team di ricerca, relative all’analisi del pubblico televisivo e alle tecnologie oggi disponibili, facendo anche riflessioni e analisi a livello internazionale relativamente all’uso dello spettro e agli impatti delle diverse scelte sul mercato.

Il team di ricerca ha utilizzato una varietà di fonti e metodi, tra cui la revisione critica di documenti accademici recenti e studi di settore, oltre all’analisi di set di dati esistenti, integrati da inedite interviste con esperti del settore.

Il rapporto presenta, quindi, una panoramica completa delle tendenze attuali e future nella distribuzione e nel consumo televisivo, con particolare attenzione all’impatto della DTT e dell’IPTV, analizzando le criticità e le opportunità presentate da questa complessità e fornendo un interessante quadro informativo agli stakeholder.

La diversità dei mercati

Lo studio conferma che le abitudini di visione consolidate e le percezioni del valore della televisione gratuita (free-to-air) sono determinanti nell’influenzare l’accettazione dell’IPTV.

L’esperienza europea offre preziose informazioni sulla transizione nel suo complesso. Mentre alcuni Paesi, come la Finlandia, si stanno allontanando dalla DTT, altri, come Francia e Spagna, mantengono un forte impegno nei confronti della tv digitale terrestre, investendo comunque nella modernizzazione delle reti e nell’introduzione di tecnologie ibride.

Anche in Italia la presenza della DTT è molto forte, ma resta da risolvere la problematica del completamento del passaggio tecnologico al DVB-T2/HEVC. Risulta quindi evidente la necessità di adattare le strategie di transizione ai contesti nazionali specifici, tenendo conto dei relativi fattori politici, economici e sociali.

Utilizzo delle frequenze

Un aspetto cruciale del dibattito globale è l’uso dello spettro; la crescente domanda di spettro da parte degli operatori di telefonia mobile pone sfide alla DTT, che attualmente occupa la banda di frequenza 470-694 MHz.

La World Radio Conference (WRC) svolge un ruolo chiave nel determinare l’allocazione dello spettro, bilanciando le esigenze di diversi settori. La decisione della WRC-23 di mantenere la trasmissione come unico servizio primario nella banda 470-694 MHz fino al 2031 fornisce un periodo di garanzia al broadcasting, tuttavia, la pressione per rilasciare lo spettro per i servizi mobili è costante e richiede un’attenta azione di tutela a favore dei broadcaster, anche se non saranno improbabili scelte di compromesso, quale l’uso condiviso della banda in quel range di frequenze.

Al riguardo, ricordiamo la recente riunione del neocostituito Gruppo Nazionale WRC-27 presso il MIMIT, alla quale anche Aeranti-Corallo ha partecipato.

L’ibrido e il buonsenso

Riconoscendo i vantaggi di entrambe le tecnologie, molti Paesi stannoesplorando soluzioni ibride DTT/IPTV. Questo approccio consente di sfruttare i punti di forza di entrambe le piattaforme, offrendo agli utenti una maggiore flessibilità e scelta, garantendo al contempo l’accesso universale e l’affidabilità.

Le soluzioni ibride, come il servizio Freely in UK o il DVB-I in via di sperimentazione in alcuni Paesi, tra i qualil’Italia, consentono l’accesso ai canali DTT e ai servizi IPTV tramite un’unica interfaccia, semplificando l’esperienza di visione e facilitando una transizione graduale.

La transizione verso soluzioni ibride o, estremizzando, verso l’IPTV come piattaforma di distribuzione televisiva principale, pone una serie di sfide che richiedono un’attenta considerazione. Innanzitutto, la migrazione a tecnologie ibride o completamente basate su IP può comportare costi significativi, sia per i broadcaster sia per gli utenti.

L’aggiornamento delle infrastrutture di trasmissione, lo sviluppo di nuove piattaforme e l’acquisto di nuovi dispositivi possono rappresentare un onere finanziario considerevole, sia per gli editori sia per il pubblico. Dunque sarà necessario garantire che tutti gli utenti possano avere accesso a servizi Internet affidabili e convenienti, quale aspetto fondamentale per una transizione effettiva.

Affrontare il digital divide, in particolare per i gruppi a basso reddito, è essenziale per evitare l’esclusione dal digitale e la marginalizzazione. Inoltre è fondamentale che i servizi IPTV offrano lo stesso livello di affidabilità e qualità del servizio della DTT. I problemi di connettività, la latenza e le interruzioni possono compromettere l’esperienza di visione e scoraggiare l’adozione dell’IPTV.

Download

Lo studio “Future of TV Distribution”, che si compone di circa 200 pagine in lingua inglese, è integralmente e liberamente downloadabile in formato pdf a questo indirizzo: https://shorturl.at/Ru4rs   (AR)

 

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