(16 ottobre 2024) Lo studio “L’emittenza radiofonica e televisiva locale in Italia – Analisi 2024”, realizzato da Aeranti-Corallo, tra i molti aspetti approfonditi, tratta anche il tema dell’evoluzione e dell’uso delle frequenze televisive e dei relativi LCN (Logical Channel Numbering, la numerazione automatica dei canali, soggetta ad una specifica disciplina, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 , o Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici) utilizzati dall’emittenza locale italiana.
Dopo il “refarming”
Il settore televisivo ha affrontato il cosiddetto “refarming della banda 700”, con la dismissione delle frequenze televisive precedentemente utilizzate e la riassegnazione delle numerazioni LCN. Il passaggio (switch off) alla tecnologia digitale ha portato alla distinzione tra Fornitore di Servizi Media Audiovisivi (FSMA) e Operatore di rete televisiva.
L’AGCOM, con il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale (PNAF), ha suddiviso l’Italia in 18 Aree Tecniche, pianificando, reti locali di 1° livello e di 2° livello. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a seguito di procedure di gara, ha assegnato i diritti d’uso delle frequenze agli operatori di rete, assegnando reti di 1° livello in tutte le aree (a eccezione del Trentino Alto Adige). Inoltre non sono state assegnate alcune reti di secondo livello.
Attualmente, sono state assegnate 846 numerazioni LCN a FSMA in ambito locale, di cui 317 trasmettono su reti di 1° livello.
In sintesi, il passaggio al digitale terrestre per le TV locali ha comportato una riorganizzazione del settore, con la creazione di nuove figure e la necessità di adattarsi a un contesto tecnologico e normativo più complesso. Nello studio di Aeranti-Corallo sono state evidenziate le difficoltà e le opportunità di questo processo, sottolineando l’importanza di politiche a supporto del pluralismo informativo locale.
Una transizione da completare
Lo studio di Aeranti-Corallo ha dunque evidenziato come il passaggio alle tecnologie trasmissive digitali della televisione stia comportando sfide significative, soprattutto per le emittenti locali, che devono affrontare rilevanti investimenti tecnologici e hanno la necessità di adattarsi a nuovi modelli di business.
Inoltre, stanti le norme definite, si rileva un’oggettiva disparità di condizioni tra broadcaster radiotelevisivi nazionali e locali.
Al comparto nazionale è riservata ampia capacità trasmissiva, decisamente esorbitante le effettive necessità, calcolate in base al numero di programmi diffusi. Per contro, la capacità riservata al comparto locale è oggettivamente insufficiente per permettere a ciascun editore di trasmettere al meglio i propri contenuti.
Per le tv locali, in effetti, la capacità trasmissiva è stata “riproporzionata” (in senso riduttivo), in attesa della effettiva transizione al DVB-T2/HEVC e questa situazione di transizione, per la quale non è ancora stabilita una data certa di conclusione, sta decisamente pregiudicando loro la possibilità di garantire la migliore qualità di offerta all’utenza. (AR)
[Nella foto: Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo]
Vedi anche:
La situazione dei FSMA locali al termine delle procedure di refarming delle frequenze tv
