9 febbraio 1999 Sentenza n. 110/99 TAR Veneto, Sez. I

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9 FEBBRAIO 1999

SENTENZA N° 110/99 DEL TAR VENETO, SEZIONE I

costituito da:

Gaetano Trotta, Presidente

Rita Depiero, Consigliere Relatore

Mauro Springolo, Consigliere

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 1012/94, proposto da Radio TV B.C.S. S.n.c., rappresentata e difesa dagli avv. Marco Rossignoli e Luca Partesotti; con elezione di domicilio presso il secondo in Venezia, Dorsoduro n. 3130;

contro

il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni; costituito in giudizio con l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia presso cui è domiciliato ex lege in san Marco n. 63;

per l’annullamento

del provvedimento datato 22.2.94 con cui è stata respinta la domanda della ricorrente di concessione per la radiodiffusione sonora privata in ambito locale, e atti connessi;

Visto il ricorso, notificato il 23.3.94 e depositato presso la Segreteria il 29.3.94, con i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio del resistente Ministero;

visti gi atti tutti della causa,

uditi all’udienza pubblica del 29.11.98 (relatore il consigliere Depiero) l’avv. Partesotti per la ricorrente, e Cerillo per l’Amministrazione;

ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue

FATTO

La ricorrente Società rappresenta di essere titolare di un’impresa di radiodiffusione sonora in ambito locale operante nel territorio della provincia di Venezia fin dal 1976, e di aver regolarmente ottemperato al censimento di cui all’art. 4 della L. 4.2.85 n. 10, inviando al competente Ministero le relative schede tecniche.

Con l’entrata in vigore della L. 6.8.90 n. 223, ha presentato domanda di concessione – corredata dalla prescritta documentazione – con ciò automaticamente conseguendo il titolo alla prosecuzione dell’attività fino al rilascio (o diniego) della concessione, e comunque non oltre il 23.8.92 (data poi prorogata).

La citata legge, che prevedeva numerosi adempimenti sia a carico dei privati interessati che della P.A. medesima (che doveva adottare i necessari regolamenti e il piano nazionale di assegnazione delle frequenze) veniva peraltro più volte modificata.

In seguito a tali variazioni, le concessioni potevano essere rilasciate solo ai soggetti autorizzati ex art. 32 della L. 223/90 in possesso, alla data del 19.12.92, dei requisiti prescritti dall’art. 16 della legge stessa, che avessero assunto entro il 30.11.93 (se non vi avevano provveduto all’atto della domanda di concessione) l’impegno di cui al medesimo art. 16, comma XVIII. La ricorrente risulta in possesso di tutti i requisiti ed ha assunto i connessi impegni con la dichiarazione integrativa alla domanda di concessione sottoscritta il 22.10.90 e in pari data inviata al Ministero. L’istante quindi, in possesso dei requisiti fin dalla domanda di concessione (ottobre 1990) e non avendo apportato – medio tempore – variazioni al proprio impianto, non ha ritenuto di dover inviare alcuna nuova, documentazione al Ministero, ancorché prevista da successive norme, in quanto lo stesso era già in condizione di valutare la situazione di fatto, compiutamente documentata all’atto della richiesta di concessione.

Né l’Amministrazione ha sollecitato, come ben poteva, l’invio di ulteriore documentazione.

Con l’atto presentemente opposto, il Ministero comunica di non aver accolto la domanda di concessione in quanto non risulterebbe inoltrata al Ministero stesso la documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti dall’art. 4, comma II, del D.L. 27.8.93 n. 323, convertito in L. 27.10.93 n. 422, entro il termine (asseritamente tassativo) del 30.11.93 ivi indicato.

Avverso questo provvedimento agisce la ricorrente deducendone l’illegittimità sotto i seguenti profili:

1) violazione dell’art. 8 L. 7.8.90 n. 241 e della cir. Min. F.P. 5.12.90 n. 58307, in quanto non è stata data comunicazione di avvio del procedimento.

2) Difetto di presupposto.

Il provvedimento opposto afferma difettare, nella specie, i requisiti previsti per il rilascio della concessione, che, viceversa, esistono tutti.

3) Violazione dell’art. 1, comma III, della L. 482/92 e dell’art. 4, commi III e III bis, della L. 422/93.

La disposizione-base non stabilisce alcun termine per la presentazione al Ministero competente della documentazione integrativa alla domanda di concessione inoltrata già nel 1990.

Il termine del 31.11.93, introdotto successivamente dall’art. 4, comma III, della L. 422/93 non può costituire requisito per il rilascio della concessione, bensì semplice modalità di acquisizione di ulteriori elementi, utili per l’accertamento del possesso dei requisiti.

Ne consegue che lo stesso non può ritenersi perentorio e che il suo superamento non può certamente portare alla affermazione dell’insussistenza dei requisiti per il rilascio della concessione.

La ricorrente rappresenta diffusamente sia le ragioni della non perentorietà del termine, sia la sussistenza dei requisiti, a suo tempo regolarmente documentati.

L’Amministrazione, costituita, puntualmente controdeduce nel merito del ricorso, concludendo per la sua reiezione, siccome infondato, facendo presente che il mancato rispetto del termine – sicuramente perentorio – costituisce causa preclusiva al rilascio della concessione.

DIRITTO

Il ricorso all’esame è diretto contro il provvedimento con cui il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni non ha accolto la domanda di concessione per radiodiffusione sonora in ambito locale avanzata dalla ricorrente Società, poiché non risulterebbe inoltrata allo stesso entro il termine (perentorio) previsto dall’art. 4, comma III, della L. 27.10.93 n. 422, la documentazione attestante il possesso dei requisiti previsti dal comma II del suddetto art. 4.

Il ricorso appare fondato, e va pertanto accolto.

Unico motivo del diniego di concessione è la presunta mancanza dei requisiti per ottenere la concessione, mancanza non rilevata dall’esame della documentazione dimessa dall’interessata, bensì meramente dedotta dalla circostanza che la ricorrente non ha provveduto a (re)inviare al competente Ministero la documentazione comprovante il possesso dei requisiti entro la data del 31.11.93.

Documentazione che la ricorrente dichiara di aver – a suo tempo – già inoltrato e precisato (quanto ai nuovi impegni previsti) in sede di prima richiesta di concessione, entro il termine indicato dalla legge c.d. ‘Mammì”, e che, per non essere mutate le condizioni di fatto degli impianti, non ha ritenuto di dover rinnovare.

Peraltro, ai fini che qui rilevano, la questione non è il possesso o meno dei requisiti (questione impregiudicata), bensì se il termine del 31.11.93 entro cui l’ulteriore documentazione doveva essere (eventualmente) inviata sia o meno perentorio.

Infatti, solo se così è il provvedimento ministeriale può dirsi legittimo. Il Collegio non ignora che vi è giurisprudenza a sostegno della tesi dell’Amministrazione (si veda, ad esempio: Tar Toscana, sez. I, n. 449 del 3.10.95), tuttavia ritiene assai più convincente e rispondente allo spirito della norma, l’orientamento – di segno opposto – inaugurato di recente da una sentenza del Tar Liguria (sez. I, n. 62 del 19.3.98).

L’art. 32 della L. 6.8.90 n. 223 prevedeva l’automatico rilascio di un’autorizzazione temporanea alla prosecuzione dell’attività di radiodiffusione sonora o televisiva a favore di quei soggetti che esercitassero tale attività all’entrata in vigore della legge ed avessero dimostrato, attraverso idonea documentazione da inviare entro il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa, il possesso dei requisiti prescritti, da allegare alla contestuale domanda di concessione.

Detta autorizzazione provvisoria durava fino al rilascio (o diniego) della concessione richiesta e comunque non oltre 730 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

Questo termine è stato più volte prorogato: dalla L. 17.12.92 n. 482 fino al 30.11.93, dalla L. 27.10.93 n. 422 fino al 28.2.94 e dalla L. 31.7.97 n. 249 quanto meno sino al 30.4.98.

La L. 422/94 peraltro, pur prorogando il termine di durata dell’autorizzazione provvisoria, ha mantenuto il 30.11.93 come data ultima per la presentazione della documentazione tecnica relativa agli impianti in esercizio.

La giurisprudenza ha osservato che, in presenza di una produzione normativa tanto “alluvionale”, l’affermazione della perentorietà del termine del 31.11.93 è quanto meno assai dubbia per tutta una serie di motivi.

Innanzi tutto il termine non è qualificato perentorio dalla legge, inoltre lo stesso risulta imposto in sede di conversione del decreto legge a circa un mese dalla sua scadenza, il che appare obiettivamente scarsamente conciliabile con la complessità degli adempimenti richiesti.

Si è infatti osservato che risulta “contraddittorio che in un procedimento amministrativo in corso da tre anni senza comunicazioni di sorta da parte dell’Amministrazione circa lo stadio dell’istruttoria, e nella perdurante assenza di un piano nazionale di assegnazione delle frequenze preordinato al rilascio delle relative concessioni, la P.A. assuma – in aperto contrasto con le regole del contraddittorio e della partecipazione all’istruttoria dei destinatari del provvedimento – un termine iugulatorio per la presentazione dei documenti di parte privata per la verifica del possesso dei requisiti di legge” (cfr. Tar Liguria n. 62/98 cit.).

Documentazione, per di più, che costituiva una – nella maggior parte dei casi – mera duplicazione di quella già richiesta (e dimessa) in sede di presentazione della prima domanda di concessione nel 1990.

La conseguenza che deriverebbe dalla pretesa perentorietà del termine in questione, e cioè la reiezione della domanda presentata da soggetti in possesso dei requisiti documentati una prima volta già da anni, sol perché non avrebbero ripresentato la relativa documentazione è stata giustamente, ad avviso del Collegio, ritenuta “sanzione illogica e sproporzionata”.

Parimenti è da condividere l’osservazione che se con questa nuova produzione documentale richiesta l’Amministrazione voleva solo accennare il perdurare dei requisiti (attività all’evidenza divenuta necessaria per la lentezza dell’iter burocratico seguito, e che l’Amministrazione deve imputare solo all’inefficienza della propria organizzazione e all’incapacità di rispettare il termine che la legge le aveva assegnato) era sufficiente richiedere che detta persistenza venisse autocertificata, senza imporre ai privati l’oneroso compito di rinnovare la documentazione, comportamento che appare contrario non solo alle regole di buona amministrazione, ma anche a quelle dell’affidamento e al principio di non aggravamento del procedimento di cui all’art. 1, comma 11, della L. 7.8.90 n. 241.

Ancora, è stato evidenziato come il termine del 30.11.93 sia correlato al connesso obbligo dell’Amministrazione di rilasciare le concessioni (a tenore dell’art. 4, comma della L. 93 n. 422) “entro il novantesimo giorno successivo al ricevimento della documentazione”.

Poichè i due termini sono strettamente conseguenziali, e quello nei confronti della P.A. è stato più volte prorogato, pare del tutto ragionevole ritenere che sia perentorio solo quello gravante sul privato.

A ciò va aggiunta ancora un’osservazione, e cioè che il Ministero non può, come fa, dedurre la carenza dei requisiti per il rilascio della concessione dal mero superamento del termine per la rinnovazione o integrazione della documentazione, in quanto esiste pur sempre acquisita al fascicolo – la documentazione allegata alla prima richiesta di concessione del 1990.

Ciò vale, in particolare, in questo caso, in cui medio tempore nulla si è modificato; di talché non essendovi (a quanto afferma la ricorrente) alcuna integrazione da compiere, sulla Società non poteva ritenersi incombesse (proprio per il divieto di aggravare ingiustificatamente i procedimenti, previsto dalla L. 241/90) l’onere di presentare per la seconda volta documenti o dichiarazioni già rese.

Alla stregua delle osservazioni che precedono, il ricorso va quindi accolto.

Per la novità della questione e gli esistenti contrasti di giurisprudenza il Collegio ritiene di dover disporre la totale compensazione, tra le parti, delle spese e onorari di causa.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima Sezione, definitivamente pronunziando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il diniego opposto.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.