31 ottobre 1988 Ordinanza della Pretura di Roma

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31 OTTOBRE 1988

ORDINANZA DELLA PRETURA DI ROMA

RADIO EMME CENTROSTEREO SRL c. RADIO STUDIO 103

 

(Omissis) – Il Pretore: sciogliendo la riserva che precede, osserva.

Va preliminarmente disattesa l’eccezione sollevata dalla resistente mediante l’«improprio riferimento alla figura della litispendenza.

Premesso, infatti, che quest’ultima non può insorgere tra un procedimento sommario ex art. 700 c.p.c. ed il procedimento ordinario di merito (Cass. 30 marzo 1979, n. 1862; Pret. Modugno 3 dicembre 1977, in Foro It. 1978, I, 519), è palese come l’eccezione di cui sopra debba in realtà essere intesa quale eccezione di incompetenza (funzionale) del Pretore adito sul presupposto della previa «pendenza» della corrispondente causa di merito (art. 701, ultima parte, c.p.c.).

Al riguardo, è da rilevare in primo luogo come non possa dirsi sufficientemente raggiunta la dimostrazione di siffatta «pendenza», posto che a tal fine non sembra certo bastevole la semplice produzione dell’atto di appello esibito dalla resistente, il quale risulta depositato in fotocopia priva di data, di sottoscrizione e della relativa relata di notifica.

Secondariamente, anche a voler considerare che «penda» effettivamente giudizio di appello tra le attuali parti in merito alle stesse interferenze lamentate in questa sede dalla ricorrente, emerge incontestabilmente dal tenore del documento esibito dalla resistente come il predetto giudizio sia stato promosso e coltivato quale giudizio «possessorio», laddove, particolarmente in relazione alla riconosciuta esperibilità, nei rapporti interprivati, sia della tutela possessoria che, di quella «petitoria» da parte dell’esercente dell’impianto radiotelevisivo che lamenti interferenze nell’uso della frequenza previamente adottata (Cass. 2 aprile 1987, n. 3179), è agevole concludere che non può ammettersi alcuna «identità» (per petitum e causa petendi) tra il giudizio «possessorio» ove pure pendente e quello invece «petitorio» cui inerisce la richiesta di provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. e che dovrà essere semmai instaurato all’esito della pronuncia del provvedimento medesimo.

Passando ora all’esame del merito del presente ricorso, si rileva come sulla base dell’esperita consulenza tecnica d’ufficio sia rimasto dimostrato:

a) che la ricorrente trasmette dal «1977» (come accertato dalla RAI) sul bacino di Roma con frequenza di «100 MHz»;

b) che la resistente trasmette sulla frequenza attualmente in uso di 99.800, come accertato dal Circostel, dal 18 gennaio 1985;

c) che le interferenze lamentate dalla ricorrente sussistono, tanto che, anzi, in alcune parti del bacino di Roma, l’emittente risulta «inascoltabile».

Come dunque non può negarsi all’imprenditore la tutela del diritto di esercitare un’impresa radiofonica, assistito dal preuso della relativa banda di frequenza, nell’ambito di esercizio del più ampio diritto di iniziativa economica costituzionalmente riconosciuto (tutela certamente estensibile ad altri beni come l’avviamento, l’organizzazione aziendale e la possibilità di guadagno), così, nella specie, non può negarsi una tutela dell’impresa radiofonica della ricorrente, utilizzatrice della frequenza di fatto di 100 MHz con preuso di essa rispetto alla parte avversa, sotto l’aspetto concorrenziale (donde il riconoscimento di una irreparabilità in re ipsa del pregiudizio corrispondente, il quale è altresì imminente siccome in atto e perciò suscettibile di ulteriore aggravamento nelle more della tutela ordinaria), dovendosi cioè qualificare come atti di concorrenza sleale, in specie sotto il profilo di cui al disposto dell’art. 2598, n. 3, c.c., quelli compiuti dalla resistente con l’evidente consapevolezza della loro scorrettezza e dannosità, ovvero con l’animus nocendi quale traspare in particolare dalla stessa circostanza che le interferenze in questione sarebbero state lamentate dall’istante sin dall’epoca del primitivo ricorso dell’8 giugno 1982.

Allo scopo quindi di assicurare provvisoriamente gli effetti della futura decisione di merito, stima il giudicante di adottare le cautele suggerite dal consulente d’ufficio nell’ultima parte della pagina 17 della relazione depositata il 19 settembre 1988.

Al riguardo, non potendo evidentemente trascurarsi di eseguire un’opportuna «ponderazione» dei contrapposti interessi (donde il rifiuto del rimedio consistente nella «disattivazione» dell’impianto della resistente, siccome da un lato particolarmente punitivo nei confronti di quest’ultima e, dall’altro, nient’affatto «esclusivo» proprio in ragione delle «alternative» offerte dal consulente), va pure tenuto presente che la soluzione dello spostamento «ad oltre 400 MHz» dalla frequenza in uso alla ricorrente, a parità di bisogno di essere «verificata sperimentalmente» rispetto alla soluzione prescelta, appare palesemente foriera di ulteriori controversie future («facendo salvi i diritti eventualmente acquisiti da altri» ha infatti riconosciuto il consulente), laddove la misura in esame si palesa rispondente alle finalità prettamente «cautelari» del procedimento de quo, tanto da garantire l’assenza di interferenze al di là di un raggio di circa 500 m., ciò che, rispetto ad un bacino di utenza come quello della ricorrente, comprendente l’intera città di Roma, sembra essere pienamente sufficiente a cautelare appunto il diritto della parte istante. (Omissis).