29 aprile 2003 Sentenza n. 2163 del Consiglio di Stato, Sezione VI

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29 aprile 2003

Sentenza n. 2163 del Consiglio di Stato, Sezione VI

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello proposto dal Ministero delle poste e telecomunicazioni, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed elettivamente domiciliato presso la stessa in Roma via dei Portoghesi n. 12;

contro

Radio Street (oggi Radio Street s.n.c.), in persona del legale rappresentante pro tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dagli avv.ti Angelo Ravizzoli e Pio Corti, ed elettivamente domiciliato presso quest’ultimo, in Roma, viale Parioli, n. 47;

per l’annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione III, n. 1365/1996.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della società appellata;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 21-1-2003 relatore il Consigliere Roberto Chieppa.

Udito l’Avv. dello Stato Polizzi;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Con il ricorso in appello in epigrafe il Ministero delle poste e telecomunicazioni ha chiesto l’annullamento della sentenza n. 1365/1996 con la quale il Tar per la Lombardia ha accolto il ricorso proposto da Radio Street avverso il decreto del Ministro del 21-4-94, con cui è stato negato alla ricorrente il rilascio della concessione per la radiodiffusione sonora privata in ambito locale.

L’appello viene proposto per i seguenti motivi:

1) violazione dell’art. 16, commi 8 e 9, della legge n. 223/1990, in base a cui una società di fatto non rientra tra i soggetti cui può essere rilasciata una concessione per la radiodiffusione sonora.

Radio Street si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione dell’appello.

All’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Con l’impugnata sentenza il Tar per la Lombardia ha accolto il ricorso proposto da Radio Street avverso il decreto del Ministro del 21-4-94, con cui è stato negato alla ricorrente il rilascio della concessione per la radiodiffusione sonora privata in ambito locale.

Il diniego era fondato sulla preclusione per una società di fatto, quale la ricorrente, di ottenere la concessione prevista dall’articolo 16, commi 8 e 9, della legge n. 223/1990.

Il giudice di primo grado ha rilevato che l’amministrazione si è limitata a riscontrare l’assenza nella disposizione da applicare della categoria delle società di fatto, senza considerare che una società di fatto può anche essere assimilata alla persona fisica e che il comma 8 del citato articolo 16 esclude unicamente le società semplici.

L’amministrazione appellante deduce la violazione dell’art. 16, commi 8 e 9, della legge n. 223/1990, in base a cui una società di fatto non rientra tra i soggetti cui può essere rilasciata una concessione per la radiodiffusione sonora.

2. L’appello è infondato e deve essere respinto.

L’art. 16 della legge n. 223/1990, prevede, al comma 8 (richiamato dal comma successivo per la radiodiffusione sonora in ambito locale a carattere commerciale), che “la concessione per la radiodiffusione televisiva in ambito locale può essere rilasciata esclusivamente a:

a) persone fisiche, in possesso della cittadinanza italiana o di uno degli altri Stati appartenenti alla Comunità economica europea, che prestino cauzione per un importo non inferiore a lire 300 milioni secondo le modalità stabilite dal regolamento di cui all’articolo 36;

b) enti di cui all’articolo 12 del codice civile, riconosciuti dallo Stato italiano o da altri Stati appartenenti alla Comunità economica europea, che prestino cauzione non inferiore a lire 300 milioni secondo le modalità stabilite dal regolamento di cui all’articolo 36;

c) società costituite in Italia o in altri Stati appartenenti alla Comunità economica europea, ad esclusione delle società semplici, con capitale non inferiore a lire 300 milioni.”

La disposizione è chiara nell’escludere, dalla possibilità di essere titolari di concessione per la radiodiffusione televisiva e sonora, un’unica categoria di società: le società semplici.

La ratio è evidente, in quanto le società semplici non possono esercitare attività commerciale e tale caratteristica si pone in contrasto con la natura commerciale dell’attività di radiodiffusione, peraltro espressamente confermata dal comma 9 del citato art. 16.

Tale disposizione non elenca i tipi di società, cui può essere rilasciata una concessione, ma ne esclude uno la società semplice; non essendo assimilabile una società di fatto ad una società semplice, tenuto conto del carattere commerciale della prima (risultante in modo pacifico nel caso di specie), la tesi sostenuta dal Ministero non può essere condivisa.

3. Si potrebbe comunque sostenere che il riferimento alle “società costituite”, contenuto nella lett. c), del comma 8 dell’art. 16, escluda le società di fatto dal novero dei soggetti cui la concessione per la radiodiffusione può essere rilasciata.

Al riguardo, si osserva che la società di fatto non è una società “non costituita”, ma costituita in modo irregolare o comunque incompatibile con gli oneri di pubblicità. È pacifico, ad esempio, che l’atto costitutivo di una società di fatto possa essere concluso anche con contratto verbale.

Da ciò deriva che il termine “società costituite” debba essere riferito anche alle società di fatto, mentre la conclusione sarebbe stata diversa se il legislatore avesse usato la diversa dizione di “società regolarmente costituite”.

Pertanto, ai sensi dell’articolo 16, commi 8 e 9, della legge n. 223 del 1990, anche le società di fatto rientrano tra i soggetti che possono essere titolari di concessione per la radiodiffusione.

4. In conclusione, l’appello deve essere respinto.

Ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P. Q. M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta,. respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe.

Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, il 21-1-2003 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l’intervento dei Signori:

Salvatore Giacchetti Presidente

Sergio Santoro Consigliere

Lanfranco Balucani Consigliere

Rosanna De Nictolis Consigliere

Roberto Chieppa Consigliere Est.