19 novembre 1992 Sentenza del Tribunale di Milano

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19 NOVEMBRE 1992

SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO

Passando quindi all’esame del merito giova ricordare che la controversia tra le parti concerne un aspetto peculiare dell’esercizio del diritto riconosciuto al Badalotti da una sentenza pronunciata tra due delle medesime parti e che ai sensi dell’art. 2909 c.c. si deve ritenere costituita in giudicato nei confronti di tutti i condomini (cfr. sentenza del tribunale in data 18 febbraio 1988).

Invero dalla lettura della sentenza si evince che all’odierno attore è stato riconosciuto il diritto di utilizzare un’antenna ricetrasmittente posta sul tetto dell’edificio comune; come estrinsecazione del diritto di ricevere e manifestare liberamente il pensiero riconosciuto anche dalla Carta costituzionale in conformità ad un indirizzo ormai consolidato della giurisprudenza.

Nella medesima decisione si precisa che devono ritenersi legittime anche tutte le altre utilizzazioni collaterali di parti comuni per collegare l’antenna all’apparecchio del radioamatore.

Il tribunale in quella decisione non ha espressamente affrontato invece il problema che si dibatte in questa sede: dato che ha riconosciuto tra l’altro che anche i cavi posti sulle facciate dell’edificio non appaiono violare né l’estetica né altri diritti dei comproprietari ed ha precisato che non essendovi domanda non vi era materia per pronunciare in ordine ad eventuali interventi manutentivi del cavo stesso.

Il problema invero è sorto successivamente e qui va affrontata la questione concernente il diritto del Badalotti di poter far effettuare le riparazioni necessarie anche mediante accesso alle proprietà private dei suoi vicini.

In particolare gli odierni convenuti che abitano nei due appartamenti dai quali si raggiunge direttamente il cavo nel tratto superiore all’appartamento del Badalotti negano che costui abbia diritto di accedervi personalmente o utilizzando un tecnico incaricato, perché sarebbe in contrasto con il loro diritto di non soggiacere ad un onere che costituirebbe di fatto una servitù, non ricorrendone i presupposti, diversamente da quanto espressamente previsto dall’art. 232 del d.P.R. 26 marzo 1973 n. 156 ove si tratta di servizio pubblico o di pubblica utilità il che giustifica la limitazione dei diritti individuali.

Va osservato al riguardo che la fattispecie è disciplinata dall’art. 397 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica, che riconosce il diritto di installare impianti di antenne da parte di privati anche eventualmente su porzioni di immobili altrui e che richiama l’art. 232 per l’installazione delle apparecchiature.

Poiché tale norma al comma 4 recita testualmente «Il proprietario è tenuto a sopportare il passaggio nell’immobile di sua proprietà del personale dell’esercente il servizio che dimostri la necessità di accedervi per l’installazione, riparazione e manutenzione degli impianti di cui sopra» si deve ritenere che analogamente il proprietario di un’antenna legittimamente installata su un condominio, come quella di cui si controverte, abbia la facoltà di passare personalmente o di far passare personale tecnico per eseguire le riparazioni necessarie a mantenere l’impianto efficiente anche attraverso le proprietà altrui.

Reputa il tribunale che l’esercizio di tale diritto che nasce dall’evidente esigenza di rendere effettivo il diritto costituzionalmente riconosciuto di libera manifestazione del pensiero in ogni sua forma, proprio perché l’art. 397 non richiama gli art. 233, 234, 235, 236 e solo una parte del 237 e quindi palesemente non intende riprodurre la medesima disciplina prevista per l’esercizio da un servizio di pubblica utilità anche all’esercizio di un diritto che spetta comunque ad un privato, non costituisce peraltro presupposto per il sorgere di un diritto di servitù a carico dei proprietari delle unità che devono solo occasionalmente subire il passaggio in questione.

Invero appare un equilibrato contemperamento di opposti diritti escludere che si possano costituire delle vere e proprie servitù di passo, dato che le esigenze vuoi di installazione vuoi di manutenzione devono necessariamente tradursi in episodici accessi alla proprietà altrui nel rispetto del precetto contenuto nell’art. 397 comma 2.

Entro tali limiti la domanda dell’attore deve essere considerata fondata come accertamento del diritto di accedere occasionalmente alla proprietà dei vicini solo in funzione di un intervento manutentivo che gli stessi convenuti riconoscono necessario e che già appariva opportuno in occasione della precedente controversia tra le parti (cfr. sentenza citata pag. 7) in relazione alle condizioni precarie in cui si trova attualmente il manufatto.

La resistenza dei convenuti a consentire un intervento che certamente non può pregiudicare come si è visto i loro diritti dominicali ed è consentito dalla legge e che è sicuramente molto meno dispendioso della soluzione suggerita dal perito nella fase pretorile ha costretto l’attore a ricorrere alla doppia tutela in via d’urgenza e in quella sede. (Omissis)