12 marzo 1997 Sentenza n. 2215/97 della Corte Suprema di Cassazione, Sez. I Civile

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12 MARZO 1997

SENTENZA N° 2215/97 DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, SEZIONE I CIVILE


Svolgimento del processo. – La s.r.l. Radio Studio 105, con due ricorsi ex art. 22 l. n. 689 del 1981, proponeva opposizione dinanzi al Pretore di Ferrara avverso le ordinanze-ingiunzioni della direzione provinciale delle poste n. 63449/1/5 e 63450/1/5 del 1991, con le quali le erano state comminate sanzioni pecuniarie per avere compromesso il funzionamento dei servizi di radiocomunicazione dei carabinieri di Bologna, operando nella frequenza 933.933 Mhz.

La società ricorrente deduceva la violazione degli art. 18, 32 e 33 l. n. 223 del 1990, affermando che le norme – sulla base delle quali erano state emanate le ingiunzioni – degli art. 1 e 3 l. n. 110 del 1983 si applicano solo ai concessionari del servizio radiotelevisivo e non anche ai soggetti autorizzati a continuare l’esercizio di impianti radiotelevisivi ex lege n. 223 del 1990. Deduceva che, comunque, la frequenza interferita non era stata assegnata al ministero della difesa ma al ministero delle poste ed era destinata alla radiodiffusione.

Il pretore rigettava l’opposizione, ritenendo le disposizioni degli art. 1 e 3 l. n. 110 del 1988 applicabili anche ai soggetti autorizzati ex lege n. 223 del 1990 e l’illegittimità dell’uso da parte dell’opponente della frequenza utilizzata in quanto non destinata all’uso dei privati.

Avverso la sentenza, depositata il 16 settembre 1992, l’opponente ha proposto ricorso per cassazione formulando due motivi, ai quali l’amministrazione resiste con controricorso.

Motivi della decisione. – 1. – Con il primo motivo si deduce la violazione del combinato disposto degli art. 18, 32 e 33 l. n. 223 del 1990, in quanto l’art. 18 anzidetto estende la tutela già prevista dalla l. n. 110 del 1983 a garanzia del servizio di aeronavigazione, prevedendo le medesime sanzioni stabilite da tale legge anche in caso di interferenze riguardanti altri servizi pubblici essenziali, ma unicamente a carico di concessionari di impianti radiotelevisivi. Erroneamente, pertanto, la sentenza impugnata avrebbe ritenuto applicabile la sanzione amministrativa anche ai soggetti autorizzati, in via provvisoria ex lege n. 223 del 1990, all’esercizio di detti impianti – come l’opponente – stante il divieto di applicazione analogica della normativa sugli illeciti amministrativi. In relazione a tali soggetti, secondo la ricorrente, potevano applicarsi unicamente provvedimenti di coordinamento tecnico, ai sensi della l. n. 110 del 1983, come emergerebbe in particolare dal mancato richiamo da parte dell’art. 33, per i soggetti autorizzati in via provvisoria dell’art. 18 l. n. 223 del 1990.

Con il secondo motivo si deduce la “insussistenza del presupposto di fatto ritenuto lesivo, per mancanza di antigiuridicità della condotta” in quanto la banda di frequenza utilizzata dall’opponente non era di pertinenza del ministero della difesa, bensì del ministero delle poste, con destinazione a concessione o autorizzazione a privati e l’opponente la usava in conformità della l. n. 223 del 1990, avendone comunicato l’uso al ministero in attesa della concessione.

2. – Il primo motivo è infondato. L’art. 1 l. 8 aprile 1983 n. 110 prescrive in modo tassativo che “gli impianti di telecomunicazione non debbono causare emissioni, radiazioni e induzioni tali da compromettere sia il funzionamento dei servizi di radionavigazione, sia la sicurezza delle operazioni di volo”. Tale disposizione è riferita dall’art. 3, 2° comma, a tutti i titolari di detti impianti, siano essi concessionari o soggetti autorizzati e la sua violazione comporta in entrambi i casi una sanzione amministrativa da due a dieci milioni, oltre ai provvedimenti dell’amministrazione postale (art. 3, 1° e 5° comma) diretti alla eliminazione delle interferenze.

Successivamente la l. 6 agosto 1990 n. 223, all’art. 18 ha disposto che “si applicano ai concessionari privati le norme concernenti la protezione delle radiocomunicazioni relative all’assistenza e alla sicurezza del volo di cui alla l. 8 aprile 1983 n. 110; tali disposizioni sono estese, in quanto applicabili, alle bande di frequenza assegnate ai servizi di polizia ed agli altri servizi pubblici essenziali” (art. 18, 3° comma).

Tale norma va interpretata come estensiva dalla tutela da interferenze, prevista dall’art. 1 l. n. 110 del 1983, ai concessionari privati, nonché alle bande di frequenza assegnate ai servizi di polizia ed agli altri servizi pubblici essenziali non potendosi essa interpretare, nel suo primo periodo, come impositiva ai concessionari privati dell’obbligo di non cagionare le interferenze vietate dalla l. n. 110, in quanto ai sensi dell’art. 3, 2° comma, di tale legge detto obbligo già gravava su tutti coloro che esercitavano impianti di telecomunicazioni, a qualsiasi titolo, con la conseguenza che l’unica interpretazione logica – e coerente con il suo ulteriore contenuto, estensivo della protezione prevista dalla l. n. 110 del 1983 a tutti i servizi pubblici essenziali – resta quella dì attribuire anche ai concessionari privati analoga tutela.

La società ricorrente sostiene che, peraltro, l’art. 33 l. n. 223 del 1990, elencando le norme di tale legge che si applicano a coloro che – come essa società – non sono concessionari, ma soggetti autorizzati alla prosecuzione dell’esercizio d’impianti in via provvisoria, ex art. 32 della legge medesima, non richiama l’art. 18, con la conseguenza che l’estensione della tutela accordata dalla l. n. 110 del 1983, disposta dall’art. 18, 3° comma, non avrebbe come destinatari dei correlativi obblighi (e delle correlative sanzioni in caso di violazione di essi) i soggetti autorizzati ex art. 32 alla prosecuzione dell’esercizio degli impianti. Ciò in armonia con il disposto dell’art. 31, 2° comma, il quale vieterebbe a detti soggetti qualsiasi modificazione della funzionalità tecnico-operativa degli impianti.

Questa tesi non può trovare accoglimento, giacché il 3° comma dell’art. 18 ha per oggetto la modificazione del contenuto di una legge – la n. 110 del 1983 – già di per sé applicabile a qualunque soggetto che, a qualsiasi titolo, eserciti impianti di telecomunicazioni, cosicché per l’applicabilità di detta modificazione di contenuto ai soggetti autorizzati ex art. 32 l. n. 223 del 1990 all’esercizio provvisorio di tali impianti, non occorreva alcuna ulteriore statuizione. Ne deriva che – nonostante i problemi interpretativi posti dalla collocazione della norma e dalla rubrica dell’articolo (che, peraltro, non vincola l’interprete) – le considerazioni che precedono, il suo tenore letterale e la sua ratio conducono a ritenerla applicabile ad ogni soggetto che eserciti detti impianti, compresi i soggetti autorizzati ex art. 32.

Questa interpretazione non è contraddetta (ma anzi è confermata) dall’avere lo stesso art. 32 previsto – in deroga al divieto di modifica della funzionalità tecnico operativa degli impianti da esso stabilita – in relazione agli impianti esercitati da quei soggetti, interventi del ministro delle poste, proprio con le procedure di cui alla l. n. 110 del 1983, finalizzati al coordinamento e alla compatibifità elettromagnetica ed in particolare “con impianti dei servizi di navigazione aerea e di assistenza al volo e delle emittenti private già esistenti”, prevedendo altresì che detti soggetti possono chiedere al ministro di essere autorizzati “con le procedure di cui alla l. n. 110 del 1983″ ad interventi che non modifichino i parametri radioelettrici dell’impianto”.

Queste disposizioni, infatti, confermano che anche in relazione agli impianti esercitati ex art. 32, il legislatore ha espressamente previsto l’obbligo di eliminare le interferenze non solo riguardo ai servizi di navigazione aerea e assistenza al volo.

Ne deriva che il primo motivo del ricorso deve essere rigettato avendo esattamente la sentenza impegnata ritenuto applicabili le sanzioni previste dall’art. 3 l. n. 110 del 1983 riguardo alle interferenze sulle bande di frequenza assegnate ai servizi di polizia anche ai soggetti autorizzati all’esercizio di impianti di telecomunicazioni ex art. 32 l. n. 223 del 1990.

2. – Merita invece accoglimento il secondo motivo del ricorso, con il quale sostanzialmente si deduce un difetto motivazionale della sentenza, costituito dalla insussistenza della dimostrazione che l’interferenza contestata all’opponente riguardasse una banda “assegnata” ai servizi di polizia, come richiede l’art. 18 l. n. 223 del 1990 perché sia configurabile l’illecito amministrativo in questione. Sul punto, infatti, la sentenza afferma che, ai sensi del d.m. 31 gennaio 1983 la banda di frequenza interferita era tra quelle utilizzate dal ministero delle poste “per ponti radiotelevisivi”, senza nulla accertare in ordine alla sua “assegnazione” ai ministeri della difesa o degl’interni per servizi di polizia.

Ne deriva che il secondo motivo deve essere accolto e la sentenza cassata per difetto di motivazione sul punto, con rinvio alla Pretura di Ferrara, in persona di altro magistrato.