11 marzo 1997 Sentenza n. 45 del TAR Toscana, Sez. I


11 MARZO 1997

SENTENZA N. 45, TAR TOSCANA, SEZIONE I

PRES.: VIRGILIO

EST.: ROMANO

PARTI: SOCIETA’ RADIO VALDERA S.R.L. c. MINISTERO PP.TT.

DIRITTO. – (Omissis). – Nella fattispecie, la questione che viene in rilievo è quella della determinazione del canone di concessione per l’esercizio della radiodiffusione a seguito dell’abnorme lasso di tempo intercorso fra la data di adozione e quella di effettivo rilascio del provvedimento di concessione.

In particolare, la controversia verte sulla decorrenza del definitivo regime concessorio, posto che la ricorrente contesta l’obbligo di corrispondere il canone di concessione anche per il periodo anteriore al “rilascio” del titolo, sulla base della ritenuta natura “recettizia” del provvedimento di concessione.

Il motivo è fondato.

Come noto, caratteristica peculiare dell’atto recettizio è quella per la quale i suoi effetti tipici si producono solo dal momento della sua comunicazione all’interessato.

La conoscenza del provvedimento da parte del suo destinatario viene, pertanto, ricompresa nella c.d. fase integrativa dell’efficacia del provvedimento medesimo, con conseguente esclusione di qualsiasi retroattività (degli effetti) al momento dell’adozione dell’atto.

Secondo la giurisprudenza, gli atti amministrativi non hanno, di regola, natura recettizia, salvo che altrimenti sia desumibile dalla legge o dalla natura del provvedimento, come si verifica (in tale ultima ipotesi) allorquando per il raggiungimento del fine essenziale dell’atto sia necessaria la collaborazione del destinatario (Cons. Stato. VI, 15 aprile 1996 n. 558).

Nella fattispecie, secondo il Collegio, sussistono i presupposti per ritenere recettizio il provvedimento di concessione in esame.

Infatti, trattasi di un provvedimento non meramente ampliativo della sfera giuridica dei destinatario, giacché da esso consegue un vero e proprio obbligo di esercizio della radiodiffusione sonora o televisiva (art. 20) cui conseguono sanzioni che possono comportare financo la revoca della concessione (art. 31), nel quadro di un sistema improntato alla tutela della garanzia costituzionale della libertà di manifestazione dei pensiero, valore primario del nostro ordinamento, alla cui realizzazione i privati sono chiamati a concorrere insieme al servizio pubblico (Corte costituzionale 24-26 marzo 1993 n. 112).

In tale contesto, l’effetto tipico della concessione rilasciata al privato non consiste soltanto nel conferimento dell’abilitazione a trasmettere, ma nel riconoscimento di un insieme di facoltà e doveri ai soggetti ammessi a operare con il mezzo radiotelevisivo, caratterizzato dal pluralismo delle fonti, dalla correttezza e continuità dell’attività di informazione (T.A.R. Puglia, Bari, Il, 29 febbraio 1996 n. 64).

Sotto un differente profilo, le stesse modalità prescelte dal legislatore per addivenire ad un assetto definito del sistema – con la previsione di un regime autorizzatorio valido medio tempore a legittimare l’attività di radiodiffusione degli operatori che già la esercitavano al momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina fino al rilascio della concessione ovvero fino alla reiezione della domanda – depongono nel senso della natura recettizia del provvedimento de quo.

Infatti, opinare diversamente ritenendo che gli effetti della concessione retroagiscano al momento della sua adozione, significherebbe, da un lato, che, in caso di diniego del titolo, nel periodo intercorrente fra l’adozione e la comunicazione dell’atto al destinatario l’attività risulterebbe erogata sine titulo; dall’altro, che a carico del concessionario verrebbe affermato retroattivamente l’obbligo di pagamento del canone fin dall’adozione del provvedimento senza che al richiedente sia stata offerta la possibilità di godere, nel periodo considerato, dei vantaggi che il regime concessorio comporta (vantaggi che scaturirebbero soltanto dal materiale rilascio dei titolo concessorio).

Sarebbe, inoltre, palesemente contraddittorio con la ipotizzata efficacia retroattiva degli effetti della concessione far decorrere il termine di sessanta giorni per l’iscrizione al Registro nazionale delle imprese televisive dalla data di ricevimento del decreto di concessione (come si evince dalla lettera di accompagnamento del provvedimento).

In definitiva, riconoscendo efficacia retroattiva al provvedimento impugnato, si dovrebbe affermare l’obbligo del pagamento del canone di concessione per tutto il periodo di tempo (nella fattispecie, oltre un anno) nel corso del quale da parte della ricorrente non sono state esercitabili quelle facoltà ed agevolazioni che la legge riconosce al concessionario durante il periodo di validità (biennale) della concessione e che sono connesse al “rilascio” del titolo.

In conclusione, in accoglimento del motivo di ricorso esaminato, affermata la natura recettizia del provvedimento di concessione, va disposto l’annullamento dell’atto impugnato nella parte in cui determina l’obbligo del pagamento del canone fin dalla data di adozione del provvedimento di concessione.

Né vale obiettare, da parte dell’Amministrazione, che il predetto obbligo discenderebbe dall’invio alla ricorrente della formale comunicazione circa l’esito favorevole della domanda di concessione.

Infatti, la mera comunicazione dell’esito favorevole dell’esame della domanda presentata, priva della indicazione degli estremi dell’atto di concessione e comunque dell’avvenuto perfezionamento del provvedimento, si configura piuttosto come atto interlocutorio inidoneo, di per sé, ad abilitare la ricorrente ad operare immediatamente in regime di concessione. (Omissis).